Educazione alla Scuola
di Giuseppe Staffolani
Premessa
La scuola è sempre stata considerata, fin dai tempi antichi, come libera pal estra del dialogo e del sapere. Oggi è obbligatoria. Nei tempi in cui viveva Socrate, uomo greco di origini molto modeste, ma di una levatura morale eccezionale, l’insegnamento era considerato come missione da compiere attraverso libere discussioni sui vari temi della vita. Oggi si manifesta attraverso il sapere dell’insegnante senza dialogo.
Socrate riteneva che prima di affrontare argomenti seri di studio, bisognasse liberarsi del falso sapere e da ogni pregiudizio. Oggi si portano a scuola, fin dalle elementari, molte polemiche e pregiudizi, sul non valore della scuola stessa, sul potere politico ed altro.
Per pulire la mente dai pregiudizi Socrate usava il metodo dell’ironia che consisteva nel fare continue domande all’allievo, in uno stretto rapporto dialogico, per metterlo sempre di più in difficoltà, dimostrandogli che la verità, sebbene sia dentro di noi, è difficile da trovare. Essa deve essere esplicitata con l’arte della maieutica (tirar fuori), esattamente come faceva la mamma (levatrice) con le donne partorienti.
Più tardi questo concetto viene ripreso da S. Agostino quando afferma che non bisogna uscire da se stessi per cercare la verità. Celebre è il motto: “Noli foras ire, in interiore homine abitat veritas” (Non uscire fuori da te stesso, la verità è dentro di te).
Oggi il significato della scuola è sostanzialmente cambiato: al posto del dialogo alla pari, è subentrato il docente in cattedra e, al posto della ricerca, si distribuiscono tante opinioni che si affastellano nella mente dei ragazzi senza alcun confronto dialogico.
In questo modo si creano molti pregiudizi e le opinioni diventano false credenze con le quali l’alunno si avvicina alla scuola non per imparare dialogando, ma per criticare polemizzando, dimenticando il celebre motto di Laplace (1749-1827) che affermava: “ciò che noi sappiamo è poca cosa, quello che non sappiamo è immenso”
Stampa