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Bullismo:Sintesi
Comunicato stampa

“QUANDO IL BULLISMO ENTRA IN CLASSE” 
Presentazione dell’indagine a Firenze
venerdì 17 novembre 2006

Per siglare l’ottantesimo anniversario della sua fondazione, la Casa editrice D’Anna ha pensato di rendere un servizio al mondo della scuola, promuovendo un’indagine sul dilagante fenomeno del bullismo nelle scuole superiori italiane. I risultati di tale indagine che pubblichiamo, è stata affidata al professor Renato Mannheimer. 

«Quanto sono diffusi i comportamenti del “bullo” nelle scuole superiori italiane?», «Quali sono le reazioni dei ragazzi nei confronti di questo fenomeno?», «Quanto è percepita la gravità del problema?»: questi gli interrogativi del sondaggio, riferito ad un campione di 1000 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il campione è proporzionale alla distribuzione della popolazione studentesca residente in Italia nella fascia di età considerata per genere, area geografica, ampiezza demografica del comune di residenza e tipo di scuola frequentata.

I risultati pare siano tali da non permettere sonni tranquilli a genitori e insegnanti, a cominciare dalla percezione della gravità del fenomeno.

Se infatti quasi tutti i ragazzi riconoscono come «molto grave» toccare o provocare sessualmente un ragazzo o una ragazza contro la sua volontà, uno su due pensa che non sia grave prendere in giro un coetaneo ripetutamente e con cattiveria. E se sono pochi coloro che ammettono di essere stati vittime in prima persona di qualche forma di prepotenza, tuttavia la percentuale aumenta vertiginosamente se si aggiungono coloro che la prepotenza l’hanno vista fare ad altri. In sostanza addirittura tre intervistati su quattro dichiarano di essere stati vittime o spettatori di insulti e scherzi da parte di un gruppo di compagni. Sono molti inoltre coloro che subiscono o sono testimoni di altre forme di bullismo ancora più pesanti, come aggressioni fisiche o minacce.Nel vissuto, il divario è di tipo socioculturale: le vittime principalmente sono i maschi più piccoli delle scuole professionali; seguono le ragazze e gli studenti liceali.

Ma che dire di fronte al fatto che ben il 33 % voglia “farsi giustizia da sé”? Non basta. Parecchi ragazzi hanno imparato la manzoniana lezione e tra «far torto o subirlo» non hanno dubbi: preferiscono farlo. Ed ecco la norma “morale” assunta come regola di vita da oltre la metà degli intervistati: è meglio essere furbi e svegli piuttosto che disciplinati e diligenti.

Viene allora spontaneo chiedersi: ma dove sono gli adulti? Il 94 % dei ragazzi reputa indispensabile il ruolo degli insegnanti per trasmettere i valori di tolleranza e solidarietà attraverso la cultura, e vorrebbe contare sull’intervento degli adulti.

Il fenomeno del bullismo coinvolge tutti: genitori, insegnanti, società, e nell’educazione si gioca il futuro dei giovani. La Casa editrice D’Anna con questa indagine, riconferma il suo impegno per contribuire a rendere la scuola realmentemagistra vitae; un’idea di scuola presente fin nella mente del fondatore Giacomo D’Anna, nel 1926; un’idea che non è mai venuta meno negli ottant’anni di attività editoriale. Con Renato Mannheimer sono ntervenuti Giuseppe Bagni e Roberta Giommi.

SINTESI DELLA RICERCA. A cura dell'Ufficio Stampa:Milano – delos / Paola Nobile 02.8052151 335.5204067

Il primo risultato interessante emerso dalla ricerca riguarda la diffusione del fenomeno del bullismo nelle scuole superiori italiane. Tenendo conto delle diverse forme in cui esso si manifesta (verbali, fisiche, sessuali e psicologiche) ci troviamo di fronte a uno scenario in cui il 33% dei ragazzi è “vittima” di almeno una forma di bullismo, mentre il 45% ne è “spettatore”, è cioè testimone diretto o indiretto dell’esistenza di episodi di prepotenza. Le “vittime” sono principalmente i maschi, i più piccoli (al decrescere dell’età), soprattutto negli Istituti Tecnici e Professionali.

Se poi si somma la percentuale di coloro che hanno subito delle prepotenze a quella di coloro che le hanno viste fare ad altri o sanno dell’esistenza a scuola di questi fatti, ci troviamo di fronte a delle percentuali significative e ancora più preoccupanti: la presenza di fenomeni di bullismo a scuola riguarda il 73% dei ragazzi intervistati nel caso di insulti o scherzi subiti da un gruppo di compagni, il 48% nel caso di prepotenze fisiche (calci, pugni, spintoni) e il 21% nelle forme più gravi come “pressioni o minacce per avere soldi, favori”.

Ma queste aggressioni sono legittimate tra gli studenti? Il rifiuto -almeno teorico- dei ragazzi alle violenze è alto, ma benché il 75% dichiari che “lo disturba molto che le facciano”, un non trascurabile 17% ha un atteggiamento di accentazione o di comprensione e dichiara che “i bulli sono assolutamente ragazzi come gli altri” e “posso capire perché lo fanno”.

In genere i ragazzi danno una valutazione “molto grave” più alle prepotenze fisiche che a quelle verbali e più in generale il rifiuto delle prepotenze è più presente tra le ragazze e al crescere dell’età.

Un altro risultato che merita attenzione è quello che riguarda le reazioni dei ragazzi di fronte agli episodi di bullismo. Se la maggioranza coinvolgerebbe gli adulti, una percentuale non trascurabile ritiene che ciò non sia necessario: il 59% degli studenti preferirebbe infatti risolvere i problemi con l’intervento degli adulti (soprattutto le ragazze e al decrescere dell’età) mentre il restante 41% preferirebbe risolvere le questioni tra ragazzi (soprattutto i maschi e al crescere dell’età).

Infine, due indicatori che potrebbero misurare una certa “predisposizione” al bullismo hanno dato risultati interessanti: il 18% degli intervistati si dichiara d’accordo con l’affermazione “a volte è meglio appartenere ai gruppi dei ragazzi più forti, che magari sono anche prepotenti con gli altri, piuttosto che esserne fuori e subirne le prepotenze” e ancora più elevata (56%) è la percentuale di accordo con la frase “nella vita è meglio essere furbi e svegli piuttosto che disciplinati e diligenti”.

La pensano così, soprattutto i maschi e i più piccoli, i gruppi più “esposti” al problema del bullismo. Sono infatti proprio i maschi e i più piccoli (14enni) coloro che considerano meno gravi le prepotenze e che le subiscono di più: questo loro atteggiamento nei confronti “dell’essere furbi” potrebbe dunque essere interpretato sia come strategia di sopravvivenza alle violenze, sia come forma di riproduzione e predisposizione a compierle.

 

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