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Educazione al lavoro

 

 di Giuseppe Staffolani

Chi sei?

Prima di affrontare l’argomento delle ”attività lavorative” per ragazzi di età media  dai quattordici ai sedici anni, è bene porsi almeno due domande.

1)   Perché un ragazzo di tale età, chiede di andare a lavorare invece di frequentare la scuola? Perché non riesce più a seguire le lezioni per problemi personali.

2)   Quali sono state le sue esperienze pregresse? Ha deciso deliberatamente di ritirarsi.

Le rispose sopra riportate sono utili per comprendere le motivazioni dell’interruzione scolastica: se essa sia, cioè, la conseguenza  di un fallimento o se, invece, è un reale bisogno personale e familiare (Problemi economici).

Nel primo caso, la soluzione migliore è quella di un inserimento al lavoro con accompagnamento  ergoterapico (terapia del lavoro e scuola serale).

Nel secondo caso, invece, impossibilitati di proporre l’attività scolastica per problemi economici familiari o per deciso rifiuto del giovane stesso, occorre pensare ad un lavoro adeguato alle sue reali tendenze e capacità in sostegno anche della famiglia.

Non sfugge a nessuno, però, che il problema della mortalità scolastica rimane quasi sempre irrisolto, perché è una piaga molto difficile da debellare: di fronte ad un rifiuto giovanile fermo e deciso e di fronte al parere dei docenti che sconsigliano, per vari motivi,  la continuazione degli studi, non rimane altro che proporre adeguate attività lavorative nelle quali i giovani possano realizzarsi meglio.

Con amarezza occorre prendere atto che non sempre si riesce a tutelare la personalità dei ragazzi che, pur presentando un’intelligenza nella norma o, a volte superiore, non riescono a conseguire risultati scolastici desiderati.

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