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CONSULENZE VIA MAIL
Per avere una consulenza via mail occorre inviare una mail specificando il problema per il quale si chiede la consulenza, la composizione della famiglia, l'età dei componenti e la professione dei genitori. Per quanto riguarda i minori è bene precisare il tipo di scuola frequentata e il rendimento scolastico.
I quesiti ai quali rispondiamo riguardano problematiche psicologiche dei singoli, della famiglia e della scuola.
Comunichiamo che per la nostra posta elettronica abbiamo richiesto la certificazione all'Ordine degli Psicologi di Bologna.
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DOMANDA
28 mar 12 - Silvia, 40 anni -
Come aiutare un compagno bugiardo?
Inviata da Silva Argnani. 21 Marzo 2012 16 Risposte
Buongiorno, sto insieme ad un uomo di 43 anni da 3 anni. Abbiamo un figlio di 20 mesi un'altra in arrivo. Il problema è che lui è bugiardo.Il mio compagno è buono, premuroso e affettuoso però è bugiardo. E' un agente di commercio nel settore dei vini e tutto il giorno è in giro ma non si sa a fare cosa. Lui non mantiene la famiglia. Lui si racconta le cose giuste da fare, ma non le fa; mi dice che da adesso in poi non più bugie, ma ci ricasca. Per esempio: mi dice che è andato a pagare l'associazione della contabilità, ma in realtà non c'è andato e quei soldi li ha usati o per comprare vino o per gratta vinci. Mi piacerebbe sapere quale comportamento tenere, come posso aiutare lui e la mia famiglia; vorrei avere consigli su qualche letture da fare. Io credo in questa persona, prima di gettare all'aria il nostro rapporto vorrei fare il possibile. Con il figlio è bravissimo: lo porta e lo va a prendere all'asilo, fa le faccende in casa, però quando lo scopro qualche bugia alza la voce(mai messo le mani addosso) Gli ho proposto di andare dallo psicologo per aiuto, ma lui dce che sono soldi buttati via. Ora sono arrivata al punto di togliergli le carte di credtio (l'ultima volta gli ho coperto uno scoperto in banca di 3.000 euro). Vorrei un punto di partenza per iniziare un percorso senza spendere molto, perchè attualmente abbiamo difficoltà economiche. (a causa del suo comportamento)
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RISPOSTA -
Gent.ma Silvia,
Non sempre le bugie sono da condannare. Le abbiamo dette tutti da piccoli e da adolescenti, quando esse erano il nostro pane quotidiano. Chi non ha mai detto bugie ai propri genitori o alla propria ragazza. Bugie innocenti, s'intende, tanto per nascondere qualche piccola mancanza.
Da grandi, però, con moglie e figli, le cose cambiano. Leggendo la sua lettera, però io mi chiedo se suo marito abbia completato lo sviluppo adolescenziale. Da premuroso e ottimo papà credo che debba completare il proprio processo di crescita aiuato dalla sua determinazione di moglie che sa essere anche esigente.
Consiglio: Le restituiscca il bancomat invitandolo a coprire il debito entro un determinato tempo che lei saprà valutare, e le dica che queste cose non debbono più succedere. Glielo dica con molta determinazione e fermezza, perché credo che suo marito giochi a fare l'adolescente.
Inoltre prenda un appuntamento con uno psicologo per se stessa e, se non verrà, vada da sola. Al ritorno non dica nulla e aspetti che lui le chieda il risultato.
Agisca con molta determinazione e porti avanti il discorso con uno specialista.Lui verrà, ma ha bisogno di tempo. Con i miei auguri. Giuseppe Staffolani
Giuseppe Staffolani
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DOMANDA
7 apr 11 - Monica, 31 anni -
MAMMA DISPERATA
SALVE SONO UNA MAMMA DISPERATA PER IL COMPORTAMENTO INFANTILE CHE HA MIO FIGLIO DI 10 ANNI. SONO SPOSATA HO 31 ANNI E SONO CASALINGA MIO MARITO HA 39 ANNI ED E' OPERAIO. HO TRE FIGLI IL PIU' GRANDE HA 10 ANNI E' NATO IL 08/12/2000 FREQUENTA LA QUINTA ELEMENTARE ED E' UN VERO DISASTRO A SCUOLA; LE MAESTRE MI HANNO DETTO CHE NON SI IMPEGNA, E' MOLTO INFANTILE E MANCA DI CONCENTRAZIONE. LA SECONDA HA 8 ANNI E' NATA IL 04/02/2003 FREQUENTA LA SECONDA ELEMENTARE ED E' MOLTO BRAVA, MENTRE LA TERZA HA 6 ANNI E' NATA IL 26/01/2005 E FREQUENTA L'ULTIMO ANNO DELLA SCUOLA D'INFANZIA. SPERANDO IN UN SUO AIUTO LE PORGO I MIEI SALUTI. MONICA DI BRESCIA
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RISPOSTA -
Cara monica,
la sua lettera mi ha commosso perché mi ha presentato un bella famiglia pur con qualche difficoltà scolastica di uno dei suoi tre figli, e una sua grande volontà di risolvere il problema di suo figlio maggiore.
La cosa più importante è quella di avere una precisa diagnosi delle difficoltà di suo figlio, diagnosi fatta da uno psicologo che può trovare anche nella stessa scuola o da un privato se lei ne ha la possibilità. Il disimpegno scolastico e la mancanza di concentrazione di suo figlio, mi fanno pensare ad un eventuale disturbo che io ho descritto in alcuni articoli nel mio sito.
Legga in PROGETTI FORMATIVI i due articoli sui "disturbi di apprendimento" e sulla "iperattività ADHD". Forsi troverà in essi qualche consiglio per sapersi orientare, poi prenda la decisione di sottoporre ad un controllo psicologico il suo bambino.
Non si disperi e abbia fiducia. Uno psicologo saprà risolvere il problema del bambino e restituirle quella felicità che lei merita.
Con i miei migliori auguri per tutta la sua famiglia. Staffolani
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DOMANDA
5 apr 11 - Mario, 40 anni -
FAMIGLIA ALVEARE: DUBBI E CERTEZZE
Caro Direttore,
ho letto le prime tre pagine del suo bellissimo articolo FAMIGLIA ALVEARE. Le prime tre pagine mi hanno destato molta meraviglia perché non potevo pensare che una persona istruita come lei pensasse quelle brutte cose dei figli. Mi sono chiesto se lei ne avesse e ho concluso che lei doveva essere uno scapolone scontento che vedeva i bambini come fastidi e disturbi della vita.
Mi stavo rifliutando di continuare la lettura, ma poi mi sono detto: è possibile che al mondo esistano persone così maligne e cattive? Poi ho continuato la lettura con rabbia, convinto che le avrei scritto una letteraccia di insulti.
Alla fine, però mi sono ricreduto. Quell'articolo è meraviglioso ed anch'io ho provato gli stessi sentimenti da lei descritti. Ho capito anche che non bisogna giudicare senza capire e di questo la ringrazio.
Però le dico una cosa. Io non avrei avuto il coraggio di scrivere tutte quei sentimenti tanto ostili perché molti lettori si potrebbero stancare e potrebbero non giungere alla fine dell'articolo. Potrebbero pensare male di lei.
Mi scusi il disturbo se mi sono permesso di criticarla. Mario
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RISPOSTA -
Caro Mario,
grazie per le sue parole. Come vede lei è stato utile a tutti quei lettori che, leggendo la sua mail, potranno andare a controllare la fine dell'articolo e ricredersi del loro eventuale giudizio negativo nei miei riguardi.
Io sono abituato a scrivere ciò che penso e, credo, che non serva il coraggio per far ciò: serve la disponibilità ad accettare critiche e ad ammettere di avere sbagliato, quando, in scienza e coscienza, riconosco l'errore, ma non sempre è facile perché alcuni si credono infallibili e chiudono il proprio cervello in una cassaforte gettando via la chiave. Per ritrovarla, poi, occorre molto allenamento mentale con il rischio che la cassaforte rimanga sempre chiusa. Con i miei migliori auguri. Staffolani.
P.S. Questa risposta vale anche per il signor Giorgio di Lecco che mi scritto: "la prima parte dell'articolo se la poteva risparmiare perché diseduca la gente"
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DOMANDA
22 mar 11 - Vania, 31 anni -
IO AMO, MA I MIEI NON LO VOGLIONO
Salve dottore,
sono Vania una ormai donna di 31 anni. Vivo a Bologna da 12, da quando per motivo di studio ho lasciato il mio paese, trasferendomi quì. non ho mai avuto ripensamenti sulla scelta fatta all'età di 19 anni e mi son ambientata bene. Ho concluso gli studi e non mi son + spostata da quì.I miei invece vivono al sud in un paese e vorrebbero che io tornassi giù, ma come può capire io ormai sto bene dove sto, mi mancano di certo i miei familiari come tutti quelli che vivono lontano, ma nient'altro.i miei hanno un'azienda e lavorano entrambi là.mia mamma ha 55 anni, mio papà 57anni. Ho una sorella 11 anni + piccola di me che studia farmacia in una città vicino al mio paese.
ma da quando ho conosciuto il mio ragazzo dal 2008, la mia vita è cambiata sotto tutti i punti di vista.
I miei non accettano questo rapporto o meglio non vogliono conoscere proprio il mio ragazzo e sto vivendo un inferno. Inizialmente avevo mia sorella dalla mia parte, ora anche lei ha deciso di non sostenermi pìù.
lui non è del mio paese. Ha 28 anni ed è in cerca di lavoro.
I miei non lo hanno mai conosciuto e non intendono farlo, poichè dicono che la sua famiglia non è per bene. Non ha + il papà, è morto tregicamente quando il mio ragazzo aveva solo 11 anni di età adoloescenziale come tutti i ragazzini si commettono sciocchezze,si sbaglia come tutti e i miei non accettano lo sbaglio che lui ha fatto. Dicono che è una persona "pericolosa",ma non è così.
Non so come fare x uscire da questa situazione che mi sta uccidendo. A Natale ho pensato di dire a loro che l'avrei lasciato, ma era una bugia, in effetti l'ho fatto credere, ma non l'ho mai fatto, perchè non accetto assolutamente che si possa agire così.
Sto talmente male che un giorno sì uno no, sono attraversata da momenti tristi, a tal punto da star male: mal di testa, poca concentrazione, svogliatezza, inizio a non porto a termine nulla. Non sono mai stata così.
Mi nascondo da tutto, son 30 anni che fingo che vada tutto bene solo x quieto vivere. Sono stanca, vorrei ritrovare quella serenità. Spero di ricevere una risposta. non so cosa fare, so di stare malissimo. resto in attesa
i miei cordiali saluti.
Vania
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RISPOSTA -
Cara Vania,
la tua lettera mi invia tanti messaggi che mi permettono di affrontare temi varii che riguardano, la cultura, la sicurezza, la felicità, la sincerità e, in poche parole, il benessere psico-fisico.
Troppe tematiche, tutte egualmente importanti, per dare una semplice risposta che voglia essere breve e salutare per te e per la persona che ami. Mi atterrò, quindi, al tuo scritto, ma prima permettimi da fare una riflessione.
Il ventunesimo secolo ci induce a pensare che non siamo più abitanti di un piccolo paese, forse sperduto in qualche angolo, pur bello e suggestivo, della nostra penisola, ma che siamo tutti cittadini del mondo; di un mondo che ci pone necessariamente a contatto con altri popoli ed altri cittadini di origini diverse con i quali siamo a contatto nel lavoro e negli affettivi.
Come è possibile contrastare un amore con un uomo perché nel suo periodo adolescenziale ha commesso qualche "sciocchezza" ? E come è possibile pensare che una donna di trentuno anni, non sappia presentare il proprio uomo ai propri genitori per vivere un futuro insieme?
Tutto ciò che lei dice nella sua lettera appare surreale, anche se, sono consapevole che certe mentalità tardano a morire, ma sono convinto che la responsabilità primaria ce l'abbia lei, cara Vania, che non abbia saputo comunicare ai genitori il significato del suo amore e, non abbia saputo spiegare il significato delle "sciocchezze" commesse, perché, ci sono sciocchezze e sciocchezze: alcune si possono baipassare, per altre, invece, si fa più fatica.
Non credo che i suoi genitori siano irremovibili di fronte ad un discorso serio e maturo fatto con sicurezza, maturità e pertinenza con questo che ti suggerisco di fare.
"Caro papà e cara mamma, oggi vi presento, ufficialmente, l'uomo più importante della mia vita a cui sono legata da un grande ed indiscutibile amore unito ad progetto familiare. Abbiamo fatto alcuni errori ed io, forse, a volte vi ho mancato anche di rispetto, ma voi chiedetevi se non avete fatto altrettanto rifiutandovi di riconoscere le mie scelte. Oggi vorrei inziare una nuova vita con voi e con lui."
Io credo che la piccola azienda familiare del suo papà, abbia bisogno di essere aggiornata e potenziata da giovani menti più rigogliose e produttive, quindi, durante le prossime festività pasquali, faccia una proposta di collaborazione buttando a mare il suo orgoglio negativo che le fa attraversare "momenti tristi".
In caso negativo lei avrà vinto la sua scommessa con la vita. Povaci, Vania, andrà tutto bene. Con i miei migliori auguri. Staffolani.
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DOMANDA
23 feb 11 - Esmy, 35 anni -
PSICOLOGIA O CORNA?
Egregio dottore,
Mi chiamo Esmy e ho 35 anni, ma le dico subito che non è il mio vero nome né è la mia vera età. Il fatto è che non voglio essere riconosciuta quindi non le dico nenche dove abito perché sono una moglie tradita da un bastardo di un marito che se la fa con una mia amica.
Mio marito è un pezzo grosso della città con incarichi sociali e politici. Gira anche con l'auto blu e fa lo spavaldo con la mia amica che secondo me è una gran p. perché sono sicura che non lo ama, ma lo sfrutta e lui si fa mungere come uno stupido.
Naturalmente lui nega tutto e mi dice che la fa salire nella sua auto per impegni di lavoro. Purtroppo io amo quest'uomo anche se a volte vorrei vederlo distrutto. Mi dica, perché io un giorno lo amo e soffro e un giorno lo odio e desidero fuggire da lui? Forse è il nostro bambino a tenermi legata a mio marito, ma io non voglio che sia il bambino perché desidero essere amata e desiderata.
Dottore, mi è venuta in mento più volte di fare come la moglie di Berlusconi: io lo sputtano scrivendo la verità ad un giornale locale, ma poi penso che sputtano anche il padre di mio figlio e mi pento di averlo pensato. Però sto male.
Una soluzione ci deve essere. Mi aiuti per favore. Ho scritto a lei perché nelle sue risposte c'è molta saggezza e allora mi chiedo: se questo psicologo aiuta tanta gente, perché non può aiutare me? Se lei vuole, io vengo a trovarla a Bologna. I soldi non mi mancano. Ho consultato uno psicologo nella mia città e mi ha detto che il mio non è un problema di psicologia, ma un problema di corna e che me la devo vedere io. Ma se io non so cosa fare, perché non è un problema di psicologia?
Mi dia una risposta, per favore e grazie.
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RISPOSTA -
Gentile signora Esmy,
non mi interessa il suo nome perché non è determinante per il suo problema. Mi interessano, invece, la situazione familiare che avete creato e i suoi rancori verso la persona che ama. Dico, Voi, perché il problema della supposta infedeltà coniugale, dico supposta dato che lei non ne è ancora certa, riguarda sempre due persone e prima di prendere una decisione, bisogna sempre chiedersi: perché mio marito non mi è fedele, perché mia moglie non mi è fedele? Senza una pacata, responsabile e serena risposta a queste domande le separazioni sono inevitabili.
A volte, la responsabilità di una evasione, possono essere anche del partner tradito e non è detto che chi evade dal matrimonio sia sempre il colpevole o la colpevole. Nel matrimonio occorre riflettere in due e non da soli perché chiudendosi nella propria solitudine, si fa prevalere il rancore e il conseguente desiderio di vendetta. Cosa non accettabile fra persone civili anche se ciò è stato attuato una certa signora che lei cita, ma in quel caso il problema è più complicato.
Il fatto che lei ami e odi suo marito rientra perfettamente nella normalità dei sentimenti, quindi non se ne deve fare alcuna colpa, ma il fatto di sospettare un tradimento senza alcuna certezza è il vero problema psicologico e giuridico da risolvere prima davanti ad uno psicologo poi davanti ad un giudice.
Il mio consiglio è molto semplice: Esprima, con amore, il suo dubbio alla persona che ama e soffochi, momentaneamente, il suo desiderio di vendetta. Sia sincera con lui ed esprima il suo rammarico per la situazione che si è creata in famiglia e si prenda anche un po' di colpa per eventuali sue mancanze di attenzione.
Da ciò che lei scrive, ma fa capire che lui è un po' esibizioista e, forse, anche un po' narcisiata, quindi desidera che le attenzioni degli altri siano concentrate tutte su di lui. Forse, con la sua collega non c'é nulla di serio, ma lui è molto grtificato dalle probabili attenzioni che questa donna gli riserva.
Gli uomini narcisisti, sono sempre un po' bambini e, se rimangono nel proprio narcisismo, da grandi, diventano anche egoisti. Questi uomini non sanno scendere dal proprio piedistallo e cercano di salire un gradino sempre più in alto, né si rendono conto di danneggiare le persone che li amano perché il loro desiderio di valere sovrasta ogni ogni momento di vita comune. In codesti uomini prevale la dinamica Io-Io e non quella del Noi-Noi.
Dica al suo psicologo che un percorso di coppia, nel suo caso è più che giustificato. Forse lei non gli ha chiarito bene il problema che non è di corna, ma di vita e di relazione di coppia. Le cosiddette corna sono sempre la conseguenza di una vita non vissuta insieme e non la causa di una separazione.
Se lei vuole, può venire a Bologna per un colloquio, ma sappia che, in forma molto più duttile e, sicuramente più chiara, le ripeterei le stesse cose che le ho anticipato in questa risposta. Sappia che questo servizio di corrispondenza è gratuito e che, nel caso ci dovessimo incontrare a Bologna, il primo appuntamento è anch'esso gratuito: è una piccola parte del mio volontariato.
Con i miei migliori auguri e saluti. Staffolani
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DOMANDA
22 feb 11 - Claudia, 35 anni -
IO LO AMO MA LUI NON VUOLE MIA FIGLIA
Dottor Staffolani,
scrivo da Faenza, mi chiamo claudia ho 35 anni; ho una figlia di 9 anni e mi sono sposata da 3 anni, ma mia marito non e’ il padre di mia figlia, sto tanto male perché mia figlia vorrebbe coccole e affetto da mio marito ma non so per quale motivo lui rifiuta ogni suo gesto gentile e affettuoso tipo il bacio della buona notte un abbraccio ecc al punto che la bambina stessa gli ha detto: se io mi comportassi con te come tu fai con me come ti sentiresti? Io ci sto tanto male, mi sento sempre rifiutata ed in mezzo in casa mia. Lui non risponde insomma, ho mia figlia e per un mio egoismo mi sono voluta risposare ora sta soffrendo tantissimo.
Dico così perche ogni volta che viene trattata male o rifiutata da lui io sento male al cuore sento un urlo dentro di profondo dolore ed e’ il cuore di mia figlia che soffre. Sto tanto male io sono innamorata di mio marito ma vivo in una altalena quando la tratta benino lo amo quando la rifiuta lo odio dal mio profondo. Mi dia un consiglio la prego sono a pezzi, ho il cuore duviso in due.
Grazie del consiglio. Dimenticavo di dire che le ho provate tutte, perche i due andassero un po' d’accordo, affinché creassero un minimo rapporto ma nulla, lui sembra non lo voglia proprio. Ho provato anche dicendo che ferendo lei, lui feriva anche me, ma nulla, il vuoto assoluto.
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RISPOSTA -
Gentile signora Claudia,
Gli affetti e le coccole sono il pane quotidiano con cui l'essere umano nutre la propria crescita sia fisica che psicologica, ma non tutte le persone adulte comprendono questo legame inscindibile che, non solo per i bambini ma anche per i grandi, rappresenta l'accettazione del presente e la visione del futuro.
Come può un bambino avere un'idea ottimistica del mondo e programmare il futuro che lo attende, se non glielo presentiamo con amore e accoglienza? E come può una persona adulta accettare le difficoltà della vita quotidiana se non è sorretta in quei sentimenti che rispettino anche eventuali errori commessi per amore?
Cara Claudia, risposarsi pur avendo una bambina non è una colpa, ma è un atto di affetto che serve anche a garantire la contiunità di una famiglia con un padre ( che sostitusca quello biologico), una madre e una figlia. La sua bambina imparerà, nel tempo, a capire chi è il vero padre, se quello biologico o quello psicologico.
Dalle analisi delle coppie separate che frequentano il mio studio riscontro, spesso, che i padri psicologici siano migliori di quelli biologici in quanto manifestano un comportamento distaccato, senza presumere di essere il vero padre, ma affettivamento intenso, da dare ai bambini la sensazione di essere un buon papà.
Lei afferma di aver fatto il possibile per favorire la relazione fra il suo uomo e la sua bambina, quindi io rifiuto l'idea che suo marito non conceda coccole alla piccola solo perché non ha i suoi cromosomi e penso che ci siano stati meccanismi comunicativi che abbiano turbato l'incontro e lei sa, che la comunicazione, determina sempre l'andatura di una famiglia.
Dichiara, inoltre di essere ancora innamorata di lui anche se l'odio, a volte, prevale su l'amore e, anche questo è naturale, perché odio e amore sono due sentimenti che lottano fra di loro: ora vince l'uno, ora l'altro, dipende da come noi stessi li sappiamo dirigere.
Comprendo la sua amarezza e le sue alternanze affettive e mi rendo conto che anche la mia comprensione non l'aiuti a risolvere il suo problema, pertanto le propongo un patto con molta chiarezza: visto che lei abita vicino Bologna,se ha bisogno di un consulto di persona, venga nel mio studio insieme a suo marito, per chiarire le eventuali incompatibilità e dar seguito ad una comunicazione adeguata, più vicina a lai e alla sua bambina.
L'incontro, nel caso lei accettasse la mia proposta, sarà completamente gratuito.
Voglia gradire il mio più cordiale saluto ed augurio. Staffolani
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DOMANDA
11 feb 11 - Federica, 40 anni -
PROBLEMI CON FIGLI E DI COPPIA
Egregio Dott.Staffolani,
scrivo da Imola,sono una donna di 40 anni,ho un problema in famiglia e cui non riesco a trovare una soluzione:ho una figlia di 11 anni età molto difficile è cresciuta sola con me dalla nascita in quanto il mio ex marito mi lasciò incinta di 5 mesi,nel 2009 mi sposo con il mio attuale marito subito i due andavano d’accordo fino al momento che la bambina viene certificata D.S.A, dislessia accertata e comincia e riportare tutti i problemi anche in casa e’ sempre sotto pressione e mio marito comincia a perdere la pazienza. mio marito soffre di anoressia e tra vomito purghe e sbalzi di umore non riusciamo a stare al suo passo un momento e’ triste un momento e’ super allegro e la bambina non riesce più a rapportarsi con lui e ai suoi sbalzi di umore. Nel frattempo è nata un’altra bimba che ora ha 5 mesi,la grande non è assolutamente gelosa collabora con me alla cura della piccola dicendomi spesso che è il più bel regalo che poteva avere nella sua vita. Il problema che mi assilla è questo tutti i giorni la figlia grande mi chiede di separarmi da mio marito perché non lo sopporta più dice che lui la fa sentire sempre di troppo e che alla piccola ci possiamo pensare io e lei. Lei sta veramente male e lui sa usare solo autorità in ogni cosa che fa e che dice con la bambina senza mai un gesto d’affetto una carezza un complimento,usando parole che tagliano e feriscono. Come faccio a decidere di separarmi e lasciare la piccola senza un padre, se avessi solo la grande con me giuro anche se amo mio marito mollerei tutto, ma ho un’altra creatura e devo pensare anche a lei. Mio marito per il passato che ha avuto senza affetti e solo botte dalla madre so che non sarà mai in grado di essere un padre affettuoso ma solo autoritario anche con la nuova nata. Non ho amiche con cui confidarmi me le ha cavate tutte e ai miei genitori non posso raccontare quello che accade visto che per loro non lo averi mai dovuto sposare non gli è mai piaciuto e notavano in lui lo strano comportamento asociale, taciturno e sempre con il muso. Io e la figlia grande siamo arrivate al punto che stiamo bene solo fuori casa perché col fatto che è anche disoccupato entrando in casa troviamo spesso un uomo con il muso e mai un sorriso per noi. Mi dia un consiglio la prego sono divisa tra ragione e sentimento cosa devo fare. Grazie dell’aiuto
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RISPOSTA -
Gentile signora Federica,
Lei mi pone una serie di problemi non facile soluzione, ma prima di darle un consiglio desidero mettere un po' d'ordine in casa iniziando da sua figlia maggiore con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). La dislessia non è una malattia e, in genere, non è curata con trattamenti farmacologici, salvo qualche lieve sedativo nei casi di eccessivo nervosismo. La dislessia è un disturbo percettivo con complicazioni nel settore della memoria, dell'attenzione e del comportamento, quindi il soggetto dislessico va preso in cura nei primi anni della vita scolastica. (cinque-sei anni). Sua figlia è già grande per un trattamento psicologico specifico, ma si può operare nel settore della comunicazione, del comportamento e della personalità e migliorare il suo stile di vita.
Suo marito ha un disturbo anoressico con tutte le complicazioni del caso. Anche lui è già grande e la sua personalità si è strutturata nei modi che lei descrive: aggressività, intolleranza e fuga dalla realtà. Che fare con lui? Difficilmente accetterà una terpia curativa; è più facile che accetti una psicoterapia persuasiva che gli faccia comprendere le sue responsabilità e i malesseri che può causare all'intera famiglia, dove c'è una bambina in tenerissima età. A volte saper parlare al cuore, è più utile che parlare alla ragione.
Lei vorrebbe separarsi da suo marito, ma il cuore la tiene legata a lui. Non credo sia giusto ascoltare i consigli della sua ragazza preadolescente che, sinceramente, desidera liberarsi di un peso molesto più che per risolvere i problemi familiari. Una eventuale separazione, nel suo caso, dovrebbe essere attentamente preparata e reciprocamente accettata, ma tenga presente che suo marito è disoccupato i cui aspetti economici non sono da sottovalutare.
Lei non può ricorrere presso i suoi genitori e ciò spiega anche il suo dolore nel sentirsi così unicamenter sola.
Il mio consiglio è di avere molta prudenza prima di prendere una decisione, perché altri inconvenienti familiari potrebbero danneggiare anche lo sviluppo della bambina più piccola.
Le potrei dire di affidarsi ad un bravo psicologo perché la possa guidare nelle sue scelte che, se ben ponderate, possono dare soluzione all'intera famiglia.
Nel frattempo, se lei vuole, può telefonarmi ai seguenti numeri: 051.50.28.42 oppure al 347.96.90.701. Avrei bisogno di farle alcune domande per essere più preciso nelle mie considerazioni perché ritengo che suo marito possa e debba essere aiutato a credere in se stesso. Risolvendo i suoi problemi automaticamente si risolvono tutti gli altri.
Con molti cordiali saluti ed auguri. Staffolani
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DOMANDA
3 feb 11 - Aristide, 30 anni -
TRADIMENTI E RICATTI
Allo studio Staffolani,
Sono un giovane di trenta anni. Mi sono sposato due anni fa perché la mia ragazza era in stato interessante ed io ho voluto onorare il mio impegno. Dopo due mesi mia moglie ha perso il bambino e siamo rimasti tutti e due delusi. Nonostante ciò abbiamo ripreso il nostro cammino di persone sposate, ma senza tanta speranza prché non so neanche io se ci vogliamo bene.
Ad un certo punto mia moglie mi ha detto che non voleva più saperne di bambini e mi ha rifiutato perfino il rapporto sessuale dicendo che non aveva più voglia di fare l'amore con me e aveva paura che la mettessi incinta un'altra volta. Io ho pazientato un anno, poi ho incontrato delle ragazze che, diciamo così, si sono offerte. Io ne avevo voglia e ho accettato un solo rapporto con una di esse, ma l'ho fatto senza amore: solo per farmi una s., ma la colpa è di mia moglie, non le pare? Perché se lei me l'avesse data non sarebbe successo nulla.
Ora questa ragazza mi ha detto che aspetta un bambino da me ed io sono sicuro che non è mio, perché quel giorno ci ho badato e ho fatto marcia indietro. Però sono nei guai e non so cosa fare. Le cerca di incastrarmi dicendo che vuole fare la prova del DNA, ma io non voglio né lei, né il bambino né la prova, perché sono sicuro che lei è una gran p.
Mi rivolgo a lei perché non so a chi raccontare queste storie che sembrano incredibili. Se lo vengono a sapere i miei genitori succede un quarantotto. Non pubblichi neanche il mio nome per favore. Grazie.
Le dico che leggo sempre i suoi articoli e che vorrei essere come lei.
E' un bel casino. Mi dà un consiglio?
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RISPOSTA -
Caro signor X,
Stia tranquillo, quasi tutti i nomi di questa rubrica sono inventati per il rispetto della riservatezza. Del resto non so neanche se i nomi con cui la gente si firma siano veri. Non sono i nomi che mi interessano.
Certo è che il suo problemino è abbastanza serio sia da un punto di vista etico che giuridico anche se il secondo si può risolvere più facilmente del primo perché si tratta di applicare delle leggi, mentre per quello morale bisogna crescere e, per questo, occorre del tempo.
Dal mio punto di vista, le dico che non si tratta di trovare il colpevole, ma di dare una soluzione ottimale al suo rapporto con le due ragazze di fronte alle quali, in qualità di psicologo, posso essere soltanto generico, non conoscendo né lei né le altre.
La prima cosa da fare, è quella di chiarire il rapporto con sua moglie verso la quale ha preso un impegno morale e giuridico. Qualora sua moglie le dovesse dire che non intende più stare con lei perché non l'ama più, lei potrebbe chiedere la separazione e dare soluzione al primo rapporto, per affrontare con più equità il secondo.
Per quanto riguarda la seconda ragazza il problema è più complicato: primo perché lei non la ama, secondo perché lei mette in dubbio la paternità del bambino. Rimane la prova del DNA, ma anche questa prova non risolve del tutto il problema perché le consentirebbe di riconoscere il bambino, ma non la mamma con la quale dovrebbe rimanere per tutta la vita e che, secondo lei, avrebbe cercato di incastrarla. Non sarebbe una bella vita coniugale.
Allora, è necessario, fare una profonda riflessione su se stesso abbandonando il mito dell'eterna giovinezza e del fatto che un uomo si può "fare" tutte le donne che vuole, perché queste ultime, hanno ormai raggiunto una consapevolezza che anch'esse si possono "fare" tutti gli uomini de desiderano. Per di più ci potrebbe essere anche chi,cerca di sistemarsi.
Consiglio spicciolo che va di là di ogni pratica burocratica e giuridica:
1) dia lei stesso la soluzione ai suoi problemi tenendo conto, se vuole, dei miei suggerimenti;
2) si rivolga ad uno psicologo e ad un avvocato della sua città solo per farsi aiutare sulla scelta che lei ha già fatto;
3) Agisca secondo il suo buon senso, perché la situazione in cui si è cacciato, potrebbe essere un buona occasione per raggiungere quella maturità indispensabile per vivere, non dico felice, ma in modo almeno passabile e, rifletta molto su questo terzo punto, prima di imbastire pratiche burocratiche lunghe e costose. Gli errori servono anche per imparare.
Con i miei migliori auguri. Staffolani.
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DOMANDA
30 gen 11 - Stefania, 32 anni -
PIENO ACCORDO SUI FIGLI
Caro Dottore,
tengo sempre di vista il suo interessantissimo sito e leggo tutto ciò che scrive. Sono d'accordo con lei. Mi sono un po' turbata mentre leggevo le sue idee sui figli,in "famiglia alveare", perché non rappresentavano le mie. Poi, invece, nelle pagine successive lei mi ha riempito d'amore, perché io provo di fronte al mio piccolo, tutto quello che lei afferma. Anche lui è il mio futuro e il mio specchio.
I figli sono una seccatura, ma guai a chi ce li tocca. Io sono una docente di scienze nei Licei e posso capire le difficoltà di alcuni genitori, ma so che in molti si aspettano tutto da noi e noi, come dice lei, abbiamo le mani legate. Nella mia scuola abbiamo bocciato quattro soggetti e tutti hanno fatto ricorso al tar....
Fa bene la Gelmini a volere una scuola basata sul merito e non sul 1968 e..sa che le dico? i miei colleghi del sessantotto, ormai vicini alla pensione, non insegnano nulla, ma parlano molto....
La ringrazio anche per quelle belle parole del decalogo. Ha ragione lei: i figli sono quelli che facciamo noi. Non ricordo in quale articolo l'ho letto, ma sicuramente è scritto nel suo sito. Le auguro tanto bene e la saluto con molta stima.
Stefania, Lecco
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RISPOSTA -
Gentile prof. Stefania,
la ringrazio per i suoi complimenti e per le belle parole che lei esprime nei miei riguardi. Anch'io sono un ex-docente di liceo e quindi comprendo tutto ciò che le mi ha raccontato e che ho tagliato perché non voglio fare polemiche con gli ex-colleghi di cattedra.
In passato si sono fatte molte polemiche, ora è il momento di costruire.
Tutto ciò che dice lei è vero, lei ha ragione, ma non sottovaluti mai le critiche altrui, anzi le rielabori e le inserisca nel suo ideale educativo finché non scoppi la contraddizione. A quel punto lei si sentirà più ricca nelle idee e rinnovata nell'attività didattica perché i suoi alunni la capiranno.
Le racconto una mia piccola storia: anni fa, io dichiarai apertamente ai miei alunni che non avrei mai accetto la loro richiesta del sei politico. Fui criticato aspramente, ma non cambiai idea. Oggi gli stessi ex-alunni mi portano i loro figli per un controllo psicologico e mi ringraziano per quelle decisione che aveva causato una giornata di sciopero.
Dopo una buona semina si raccoglie, ma ci vuole del tempo.
Con molta stima le auguro buon lavoro. Staffolani
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DOMANDA
30 gen 11 - Giovanni, 52 anni -
DISACCORDO totale SUI FIGLI
Signor Staffolani,
ho letto il suo articolo sulla "famiglia alveare, e le devo dire che non sono assolutamente d'accordo sulla sua concezione dei figli i quali non sono come li descrive lei. Lei, mi sembra che faccia lo psicologo di professione e mi chiedo che consiglio darà alle giovani coppie in un mondo così difficile per allevare dei figli provetti?
Sappia che i figli sono la benedizione del signore e non rotture di scatole, come dice lei. Sono sicuro che lei non pubblicherà questa mia critica, ma se la dovesse pubblicare citi pure il mio nome. Io sono Carmelo lo Bene di Caltanissetta e ho 52 anni con famiglia benestante, una moglie fedele e così pure io nei suoi riguardi. Ho tre figli ottimi, rispettosi e che ci vogliono bene. Come faccio a credere in quello che dice lei?
Mi scuso per la superba critica, ma non sono d'accordo e spero che lei faccia ammenda di quello che ha scritto.
Carmelo
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RISPOSTA -
Egregio Signor Carmelo,
come vede io pubblico la sua lettera anche se ha un tono critico nei miei riguardi, secondo me, molto improvvisato ed incompleto perché lei non ha letto tutto l'articolo. Si è fermato alla seconda pagina, poi si è arrabbiato perché non condivideva il mio pensiero, ed ha spento il immediatamente computer. Poi lo ha riacceso e mi ha inviato la sua protesta.
In quella pagina "chi sono i figli" io ho riportato molte idee dei alcuni clienti insoddisfatti, ma nelle pagine successive ho espresso il mio vero pensiero che, sicuramente lei non ha letto spinto dalla fretta di contestare un'idea contraria alla sua.
Mi sono chiesto: Se qualcuno afferma che i figli sono una disgrazia così grande, perché li facciamo?
E nelle pagine successive ho espresso le mie motivazioni spiegando il motivo per cui in molti, vogliamo essere genitori, dando anche un decalogo psicoeducativo. Rilegga l'articolo, signor Carmelo e poi mi faccia sapere se almeno condivide una parte di ciò che affermo.
La ringrazio comunque, per avermi letto e le invio cordiali saluti. Staffolani
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DOMANDA
27 gen 11 - Valentina, 31 anni -
CONSENSO E DISSENSO
Caro Pino,
ho letto con molto interesse i due articoli che mi avevi consigliato:
"Famiglia alveare" e "Come migliorarsi" (che in realtà ho riletto perché
la prima volta che avevo visitato il sito web non pensavo fosse un
articolo prevalentemente imperniato sulla figura del figlio e dello
studente, e forse tratta in inganno dal titolo l'avevo letto per vedere
cosa potevo mettere in pratica su di me per migliorarmi!).
Ti dirò che sono molto d'accordo su tutto quanto dichiari in "famiglia
alveare", anche se penso che il modo migliore per far sentire partecipi
le api al lavoro dell'alveare sia che l'ape regina dia un "imprinting"
tale per cui anche le altre api abbiano chiaro in mente quello che tu
chiami il "progetto-famiglia".
Forse le mie parole sono fuori luogo, non avendo io ancora vissuto
l'esperienza genitoriale, ma credo che forse uno dei difetti che crea da
subito più instabilità nella famiglia sia il fatto che a volte non è
chiaro l'obiettivo, il progetto, come se un'équipe di geometri,
muratori, falegnami ecc. non sapesse da che punto partire per costruire
un edificio perché l'architetto/ingegnere non ha condiviso i disegni del
progetto con tutti gli operatori interessati, e quindi questi si
guardano in giro con aria interrogativa perché non sanno bene quale sia
il loro compito o da dove debbano partire.
Credo che la cosa più difficile sia trovare il giusto equilibrio tra la
definizione di un obiettivo, di un progetto - compito riservato all'ape
regina, o fuor di metafora al capo della famiglia - che sia compensibile
o capibile anche dalle api più piccoline (non si può filosofeggiare con
un bambino di due anni per fargli capire il progetto-famiglia) e
l'attenzione a non prevaricare e sopraffare tutti i soggetti coinvolti.
Insomma, credo che se io fossi l'ape regina referente di un alveare
dovrei sicuramente prendermi la responsabilità di conferire a tutto
l'alveare un obiettivo e una direzione, da condividere con gli altri ma
senza sopraffarli. Tutto ciò è un po' difficile...
Ho letto anche "come migliorarsi" con più attenzione, e in questo caso
devo dirti che non condivido appieno le tue affermazioni, specialmente
due punti:
- nel tuo articolo sono paragonati il rapporto figlio-genitore e il
rapporto alunno-insegnante, che io al contrario trovo diversissimi,
perché in generale l'alunno capisce (anche inconsciamente) che va a
scuola perché qualcuno (chiaramente l'insegnante) dovrebbe trasferirgli
una conoscenza, e quindi anche se non vuole si pone già in posizione di
colui che si reca in un luogo per apprendere (anche se poi rifiuta di
ascoltare), mentre invece tante volte il figlio, specialmente in alcune
età critiche, parte dal presupposto che il genitore non è un maestro,
una guida, una persona che possa trasferire una conoscenza, e quindi
semplicemente lo ignora, interrompe le comunicazioni, se ne sta chiuso
nella propria camera e non parla con nessuno a volte per giorni. In
altre parole penso sia più facile sottomettersi e riconoscersi come
alunni che non come figli.
- nella prima pagina del tuo articolo tu dici che "ogni genitore ha il
figlio che si merita, e ogni figlio ha il genitore che si è saputo
coltivare"; proprio in virtù del fatto che secondo me è più semplice
interrompere la biunivociotà del rapporto figlio-genitore rispetto a
quella tra alunno e insegnante (in entrambi i sensi, perché ricordiamoci
che il professore è pagato per insegnare, e se non lo fa può essere
licenziato, ma il genitore che ignora il figlio o che non gli insegna
niente non è supervisionato, in generale, da alcuna istituzione!) a
volte può capitare che un genitore che ha provato a comunicare con un
figlio che però ha "tagliato i ponti" non abbia responsabilità di questo
fatto, parimenti un figlio che ha tanto cercato e desiderato il genitore
sia stato totalmente ignorato e abbia quindi un genitore "sbagliato".
In altre parole, c'è molta più volontarietà nel rapporto tra genitori e
figli rispetto a quello che c'è tra alunni e insegnanti: i professori
sono tenuti a insegnare in virtù di un contratto e di un emolumento che
ricevono, e gli alunni (in Italia quanto meno) sono tenuti ad andare a
scuola fino al compimento del 16° anno di età; nella vita famigliare,
invece, dove non sono numerosi i casi in cui l'assetto famigliare è
"supervisionato" da assistenti sociali, psicoterapeuti o altri
consulenti, sia i figli che i genitori hanno la possibilità di
ritrattare la loro volontà di riconoscere e sottomettersi gli uni agli
altri, creando così una situazione di desiderio inappagato (il genitore
non ha il figlio che ha cercato, il figlio non ha il genitore che ha
cercato).
Non mi ci voglio nemmeno pensare a essere la mamma di un adolescente,
credo sia il mestiere più difficile del mondo!
Passa un buon fine settimana, ci vediamo lunedì!
Valentina
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RISPOSTA -
Cara Valentina,
prima di tutto grazie per aver letto i miei due interventi sulla famiglia alveare e come migliorarsi. Poi grazie ancora per il consenso dato alla prima lettura e per il dissenso alla seconda. Il dissenso stimola sempre di più alla riflessione.
Per quanto riguarda il consenso mi fa piacere trovarmi in sintonia con le tue idee, ma per il dissenso, pur apprezzando le tue critiche, vorrei fare alcune precisazioni.
Tu affermi che c'è differenza fra la scuola e la famiglia, mentre io collego la famiglia alla scuola, tanto che, nella prima pagina dell'articolo io affermo che, se il bambino non impara ad usare il concetto di sottomissione in famiglia, difficilmente potrà impararlo a scuola, perché il termine sottomissione, così come l'ho usato nel contesto del mio intervento, significa imparare ad abbassare quell'orgoglio negativo che mi fa credere grande ed innalzare quello positivo per essere grande.
Quando i professori prendono in mano i nostri figli, il loro animo non è più "tabula rasa", ma è colmo di imprinting che hanno già orientato i vari atteggiamenti dei nostri figli e molto spesso i docenti sono impotenti ad intervenire per correggere i comportamenti indesiderati degli alunni che quotidianamente si verificano nelle scuole.
Pensa Valentina, che un alunno di liceo che frequenta il mio studio, al Professore che si era permesso di redarguirlo per aver trattato da p. una ragazza, ha risposto: "Tu pensa ai c. tuoi, non la conosci".
Un caro saluto e un augurio di buon lavoro. Staffolani
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DOMANDA
13 gen 11 - Salvatore, 10 anni -
IL BAMBINO NON DORME
Buongiorno dottore, ho un figlio di 10 anni che da circa un anno ha problemi ad addormentarsi da solo. questo successivamente alla perdita di una zia a cui era molto legato. può darmi qualche consiglio? lui vive la sua giornata in modo sereno, è felice, fa sport ecc. insomma vita regolare fino a quando arriva l'ora di andare a letto. pretende che io o mio moglie rimaniamo svegli fino a quando lui non si addormenta. cordiali saluti. Salvatore
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RISPOSTA -
Caro Salvatore,
Un bambino di 10 anni che, a volte, si sveglia di notte, specie dopo la perdita di una persona cara, ma è attivo di giorno nella sua varie prestazioni ludiche e sportive, non desta eccessivamente preoccupazione.
L'ora di andare a dormire segna, in genere, l'addio a tutto ciò che di piacevole che si è fatto nella giornata appena conclusa e ciò è causa di tristezza e malinconia. Per questo i bambini si rifiutano di andare a letto facendo arrabbiare i genitori. Essi vogliono prolungare la loro vita vissuta e le belle esperienze fatte con i compagni e i parenti più vicini.
Può capitare che che anche il pensiero della zia deceduta possa turbare il sonno del suo figliolo ed allora egli si sveglia in stato di agitazione e di irrequietezza. E' difficile comprendere il significato della morte: per i bambini è sostanzialmente mancanza di qualche cosa di importante e non possono comprenderne la ineluttabilità.
Il mio consiglio è quello di essergli molti vicini, parlare con lui della giornata trascorsa sottolineando le esperienze ben vissute ed assicurarlo della presenza dei genitori.
Dopo averlo messo a letto, lasci la luce accesa per un po' di tempo e si allontani promettendo di ritornare a rimboccargli le coperte. Torni con sua moglie per il bacio rassicurante della buona notte.
Legga nel mio sito in articoli informativi "Consigli ai genitori". Le potrà essere utile.
Con i miei migliori auguri. Staffolani
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DOMANDA
8 gen 11 - Stefano, 38 anni -
INFATUAZIONE O TRADIMENTO?
Gentile dott. Staffolani,
ho letto alcuni articoli sfogliando il suo sito e ho letto anche le risposte che lei dà via mail. Trovo i suoi scritti bene elaborati e le sue risposte piene di buon senso. Complimenti. Ora però le espongo un mio problema personale e le chiedo una risposta.
Ho 38 anni, sono sposato con un bambino di sei anni. Amavo mia moglie e credevo che lei mi amasse, poi, all'improvviso e senza nessuna ragione, mia moglie si rifiuta di fare all'amore con me affermando che non ne ha più voglia perché non accetta il mio carattere. Io insisto nel dirle che l'amo e che sono sempre lo stesso, ma lei non vuol sentire regioni.
Per provocarla le ho detto: "va bé, allora io mi faccio un'altra donna" e lei mi ha risposto che potevo fare ciò che volevo dato che non aveva più interesse per la mia persona.
Dopo lunghe discussioni e minacce mi ha confessato che ama un altro e che gli ha promesso di non tradirlo con me. Io non ci capisco più nulla. Lei tradisce me e non tradire il suo amante, mentre tradisce me, ma le sembra normale? Sono io il marito, mica l'altro!...
Ho pensato di chiedere la separazione, ma sono troppo legato al bambino e non vorrei dargli questo dispiacere dato che è già la seconda volta che mia moglie prende di queste sbandate e dopo un po' di tempo mi chiede scusa affermando che non ha fatto mai l'amore con nessuno al di fuori di me. C'è da crederla?
Sono stanco di perdonare e di capire, ma che devo fare? Fino a che punto è lecito un tradimento dichiarato? Una mia amica tradisce il marito, l'ha detto a me, come amico, ma non l'ha detto al marito. Mi sembra più normale di mkia moglie.
Le mando il cellulare di mia moglie, potrebbe parlarci lei, dicendo che io le ho fatto questa confessione? La ringrazio. Stefano
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RISPOSTA -
Caro Stefano,
ti rispondo dandoti del tu perché ritengo che tu sia molto comprensibile verso tua moglie e responsabile nei riguardi del bambino, quindi il "tu" mi consente di parlarti amabilmente.
Capita molto spesso che alcune donne si infatuino di altri uomini proiettando in essi i propri momentanei sentimenti, per compensare eventuali situazioni disagiate.
Ed è proprio a questo che tu devi pensare, per capire i motivi per cui tua moglie ha bisogno di codeste temporanee evasioni. Non credo che ciò possa essere chiamato tradimento, come tu dici, ma un allontanamento dal modello di vita che tu le proponi. Il suo è un allontanamento da te per avvicinarsi mentalmente a ciò che lei infantilmente desidera.
Tua moglie deve ancora crescere un po' e ritengo che sia anche credibile quando afferma di non avere avuto rapporti extra coniugali, perché quella sua, è una semplice evasione adolescenziale, quando si crede nel mito dell'amore unico e per sempre, vissuto mentalmente. A quindici/ sedici anni si crede a questo mito di fedeltà. Tua moglie, forse, non l'ha ancora superato.
Dovresti stabilire un rapporto diverso con lei: anziché minacciare la separazione e parlare di tradimento, dovresti stabilire un rapporto basato sulla realtà della vita, con i sacrifici e le gioie di ogni giorno, dandole gratificazioni per le piccole conquiste quotidiane, fatte insieme e maggiori consapevolezze per ciò che ella non riesce, ora, a percepire.
Tua moglie, forse, è migliore della tua amica che tradisce senza dirlo, mentre lei desidera tradire, ma forse, non lo fa. Sta a te scoprire se il desiderio di tradimento è un tradimento. Qui siamo nella sfera del soggettivo.
Ti ringrazio per la fiducia che mi dai inviandomi il suo cellulare, non poso farne uso. Lei se ne avrebbe a male. Piuttosto dalle il mio numero per un appuntamento colloquio telefonico che lei mi deve richiedere. Con i miei migliori auguri. Staffolani
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DOMANDA
6 gen 11 - Susanna, 48 anni -
DISINTEGRAZIONE FONEMICA
Gentile dottore Staffolani,
ho letto con molto interesse il suo articolo sulla disintegrazione fonemica, termine che io non ho mai sentito nominare e ne sapevo cosa significasse. Ora ho capito e riscontro che mio figlio di sei anni, ha ancora quei difetti che lei ha descritto, ma i maestri non mi hanno mai detto nulla e il mio medico mi ha sempre detto che da grande parlerà anche troppo.
Noi in famiglia facciamo fatica a comprendere le sue parole e siamo costretti a fargliele ripetere e lui si arrabbia, smette di parlare e si ritira piangendo in camera sua. Mio marito.... Anche gli amici della scuola, che secondo me però, non sono amici, lo prendono in giro e lui dice sempre di non volere andare più a scuola.....
Siccome è un figlio che abbiamo adottato non ci sentiamo di punirlo, ma ora non so più cosa fare..... Mi da un consiglio per favore?
Susanna
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RISPOSTA -
Cara Susanna,
mi resta difficile darti una risposta senza vedere il bambino, ma di sicuro ti posso dire che faresti bene ad ascoltare il parere di un altro medico o, meglio, di uno psicologo.
In tutte le scuole esiste un servizio di logopedia e di psicologia e non capisco perché il bambino non sia stato segnalato, a tempo debito, agli specialisti che vi prestano servizio.
Il fatto che sia un figlio adottivo, non ti esime di prendere posizioni serie di fronte ai capricci e lo devi educare nella maniera più completa senza punirlo perché la punizione lo bloccherebbe ancora di più.
Rivolgiti subito al Preside della scuola e segnala il caso; vedrai che ti suggeriranno le cose più giuste da fare.
Da parte mia ti invio molti cordiali saluti e auguri. Staffolani
P.S. Non posso pubblicare la tua lettera per intero, ma ti scriverò a parte. A presto
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DOMANDA
15 dic 10 - Giovanna, 45 anni -
SILENZIO PATOLOGICO
Gent.mo Dottore,
in "Come migliorarsi" lei afferma che ogni genitore "ha il figlio che si merita" e, fin qui sono d'accordo per esperienza familiare. Poi lei continua e scrive che "colloquio e dialogo" non sono solo mezzi terapeutici, ma anche "strumenti di vita" e, qui, non posso rispondere perché non ho mai provato questo sistema.
Sono una mamma di 45 anni, ancora interessante, ben curata e corteggiata e mio marito lo sa, ma continua a far finta di non saperlo. Ho un figlio di 21 anni che non vuole lavorare perché "è sempre stanco", lui dice. Ho un marito di 50 anni che non mi guarda in faccia da 10 anni, perché "non se la sente", lui dice.....
Le chiedo:
1) Può un figlio di 21 anni avere un colloquio con i genitori, quando non li ha sentiti mai parlare fra di loro?
2) Può una moglie, ancora giovanile, essere fedele al marito se in vent'anni di matrimonio non si è mai sentita considerata come femmina, ma solamente come donna di casa? ....(Capisce la differenza?)
Ecco questa è la mia storia. Perché le ho scritto? Non lo so, ma avevo voglia di parlare con qualcuno. Mi scusi il disturbo e continui ad istruire i giovani genitori. Vorrei inviarle mio marito, ma non se la sente. Siamo una famiglia di stanchi. Auguri per il prossimo Natale. Giovanna.
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RISPOSTA -
Cara Giovanna,
ho letto due volte la sua lettera perché credevo di non averla capita. Invece ho ben compreso che la sua stanchezza non ha limiti di tempo e di spazio. Ciò mi induce a farle qualche domanda:
1) Ma lei che cosa ha fatto in questo vent'anni?
2) Suo figlio che cosa pensa di fare, nella vita? E' malato o simulatore di qualche gravedisturbo?
3) lei crede di risolvere questi problemi con la sua fedeltà?
Potrei comprendere la mancanza di volontà di suo marito attribuendogli una motivazione psicologica che lo qualifichi come soggetto abulico ed infincardo; potrei anche comprendere la stanchezza di suo figlio che, vissuto per vent'anni in un mondo del silenzio, ha disimparato a parlare per mancanza di esercizio, (mutismo elettivo) ma non posso comprendere lei per essere rimasta per tutto questo tempo, inerte e priva di iniziative.
La sua fedeltà non giustifica neanche il suo comportamento e, sicuramente, non rappresenta la soluzione dei suoi problemi. La sua è una famiglia indolente e apatica e, non invii suo marito da uno psicologo; andateci tutti insieme perché lei ha una gran voglia di parlare e, forse anche di urlare.
Un consiglio: prima che le salti addosso una depressione reattiva, vada a fare una passeggiata in auto in campagna, si fermi in un luogo dove non può essere ascoltata da nessuno, spenga il motore e la radio ed inizi ad urlare come una pazza per venti minuti. Poi torni a in casa e, faccia una piccola rivoluzione pacifica.
Le prometto che ne troverà vantaggi. Con i miei auguri di buon Natale. Staffolani
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DOMANDA
13 dic 10 - Giovanna, 41 anni -
BALBUZIE
Gent.mo dottor Staffolani,
Seguo sempre quanto lei scrive. Sono d'accordo sull'educazione dei genitori perché è un mestiere, anzi un'arte, come giustamente lei afferma, che non tutti abbiamo compresa me stessa.
Sono una mamma di 41 anni, in crisi da 10 anni a causa di una balbuzie di mio figlio (15 anni) che non vuole andarsene. Lui soffre, perché ormai è un ragazzo che si trova in difficoltà con le amiche della sua età. Non riesce a stabilire un contatto ed ogni giorno è una delusione per lui ed una tragedia per noi che non sappiamo più come prenderlo. Ora si rifiuta di andare anche dalla logopedista perché dopo tanti anni di cura non ha ottenuto nulla di positivo.
E' nervoso, non vuole più andare a scuola, dicendo che il diploma non serve a nulla e quindi vuole fare il muratore, così non parla più con nessuno e risolve il problema a modo suo. Io non sono d'accordo, ma mio marito afferma che se quella la sua strada, non c'è nulla da fare, bisogna lasciarlo libero....
Io, invece penso che, il consiglio di mio marito non sia la strada più giusta e voglio curare mio figlio. Il nostro medico non si pronuncia in merito, gli dà dei sedativi che mio figlio non prende ed afferma che si tratta di un problema molto difficile: Ci dice di avere pazienza. ....La logopedista dice che bisogna sapere attendere....
Mi dia un consiglio, per favore. Cosa posso fare? Sono 10 anni che aspetto. Mi creda, sto molto male. Giovanna
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RISPOSTA -
Cara Giovanna,
ho letto attentamente la sua lunga lettera che ho dovuto tagliare per questione di spazio. Le chiedo scusa. Credo di avere compreso il problema anche se temo di non poterle essere molto utile perché non conosco direttamente il caso, che è già in terapia e debitamente protetto.
Forse hanno ragione sia il suo medico di famiglia sia la logopedista, ma a me sembra che non abbia torto neanche suo figlio a rifiutare il trattamento logopedico e farmacologico, perché dopo tanti anni di insuccesso, in ogni essere umano viene meno il desiderio di star bene e subentra una sorta di disfattismo che è costretto ad esprimere in atti di irruenza e di aggressività. Il comportamento di suo figlio è giustificato.
Le consiglio di consultare uno psicologo perché il fenomeno della balbuzie, a meno che non sia di forma traumatica, è un sintomo e quindi bisogna andare a vedere le cause che lo provocano.
Il suo ragazzo potrebbe reagire, con il suo problema di linguaggio, ormai sta diventando di personalità, a delle cause molto più profonde che non sono state debitamente analizzate. Simili analisi sono eseguite dagli psicologi, attraverso interventi anche nella famiglia.
Non si perda di coraggio, trovi un accordo con suo marito, insieme chiedete un appuntamento ad un bravo psicologo e mettetevi in discussione anche voi due, perché una balbuzie come quella di suo figlio, dopo dieci anni di insuccesso, rende patologica la famiglia e non solo il comportamento del soggetto balbuziente. Chieda, quindi, un intervento sistemico e non individuale. Con i miei migliori auguri. Staffolani.
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DOMANDA
9 dic 10 - Eugenio, 32 anni -
ACCORDO
Bravo dottore, per le sue idee sulla famiglie di IERI E DI OGGI anche se io penso che ciò che lei ha espresso con molta chiarezza non si attuerà mai, semplicemente perché l'omosessualità è fuori dagli schemi della Chiesa anche se è dentro e certi politici prima da fare il loro programma vanno in sacrestia a sentire cosa ne pensa il Papa.
Vada avanti a difendere questi principi anche se, sulla questione dei figli, anch'io non saprei come metterla.... Lei che fa lo psicologo cosa ne pensa?
Sono un suo affezionato lettore e con mio figlio, tengo sempre presente i suoi consigli. Quella tabella educativa per i genitori mi è piaciuta molto perché è tutto vero quello che lei dice. Io e mia moglie ce la leggiamo tutte le sere.
Grazie. Eugenio
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RISPOSTA -
Caro Eugenio,
Nessuno può dire come saranno le famiglie del futuro. Oggi si lavora per un altro principio: quello di riconoscere i vari tipi di amori e le varie libertà sessuali per viverle senza alcuna vergogna.
Il problema di vedere le famiglie al plurale è molto grande ed io lo riconosco, come so che il problema delle eventuali adozioni per le coppie omosessuali è ancora più importante, di fronte al quale anch'io nutro qualche perplessità e, onestamente, non saprei prendere una decisione perché la questione è etica politica e sociale.
Personalmente ho i miei orientamenti nel vedere il pluralismo delle famiglie, ma non so se possano essere messe tutte sullo stesso piano. Un dibattito sociale, oltre che psicologico, a questo punto è indispensabile.
Occorre creare un linguaggio sociale che sia di rispetto nella diversità di ciascuno di noi e parlare dell'uguaglianza dei doveri e diritti fra tutti i cittadini, dopo diventa più facile risolvere i problemi più difficili. Finché si discute se l'omosessualità abbia ragione di esistere o bisogna ritenerla una malattia, è impossibile ragionare di altro.
Mi complimento con lei e sua moglie per il vostro impegno di lettori. Auguri. Staffolani
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DOMANDA
9 dic 10 - Giovanni, 62 anni -
DISACCORDO
Gentile dottore,
ho letto il suo articolo "la famiglia oggi e ieri" e mi è sembrato di capire che lei vorrebbe istituire anche le famiglie per gli omosessuali, le lesbiche e quant'altro. Ma si rende conto di quello che ha scritto? Mi scusi il tono, io rispetto le idee di tutti e quindi anche le sue, ma mi sembra che lei vada troppo in avanti. Come si fa a concepire una famiglia di due uomini o di due donne con pretese di adottare dei bambini? Chi è la madre, chi è il padre?
Dottore, lei fa lo psicologo e deve comprendere che queste persone sono malate. Trovi una cura giusta per loro, anche se io credo che non vogliono essere curate.
Ho fatto leggere ad alcuni amici il suo articolo e tutti mi hanno criticato la sua idea. Vuoi scommettere che siamo malati noi!?.. Oggi può capitare di tutto. Mi scusi dottore, io sono uno qualunque e lei ha una personalità, ma ..... Auguri per Natale. Giovanni ed altri.
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RISPOSTA -
Cari Giovanni ed Altri,
sono contento che lei abbia distribuito copie del mio articolo ai suoi colleghi e vorrei che continuasse a farlo anche per altre idee che certamente non condividerete. Chissà, buone letture potrebbero anche farvi cambiare idea ed io sono molto ottimista. Riconfermo tutto quello che ho scritto perché lei ha espresso non una critica, ma un pregiudizio.
Dal suo punto di vista ( o dal vostro) può avere buone ragioni per credere nella malattia omosessuale, ma mi creda che non è così e,.. se così fosse, la nostra sarebbe una Società di malati.
Ha ragione nel chiedersi chi potrebbe essere il padre e chi la madre, in caso delle eventuali adozioni, ma questo è un problema che verrà dopo e che potrà essere risolto senza pregiudizio.
Ora bisogna riconoscere che l'amore può nascere anche fra due persone dello stesso sesso e smettere di discutere di terapie per gli omosessuali ( o quant'altro) anche se, alcuni psicologhi ci hanno già provato, con grandi insuccessi. Grazie, comunque, per aver espresso il suo parare e spero che mi scriva ancora con altre idee. Con molti auguri. Staffolani.
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DOMANDA
8 dic 10 - Marta, 45 anni -
SOSPETTA SCHIZOFRENIA.
Gent.mo dott, Staffolani,
consultando il suo sito, mi sembra di fare un corso di aggiornamento in psicologia, laurea conseguita tanti anni fa e non più esercitata per motivi familiari, ma le scrivo per un altro motivo.....
Mio figlio di, anni 14 attraversa momenti molto difficili: non parla, litiga con il padre, si chiude in bagno e vi resta per molto tempo (direi troppo), nasconde giornali pornografici che io trovo immancabilmente sotto il materasso e mi chiedo se fa apposta per farmeli trovare.....
Che cosa succede? Non mi sembra più un bambino normale. Si comporta come se fosse uno schizofrenico. Pensi che sulla schizofrenia ci ho fatto la mia tesi di laurea, ma oggi non so più distinguere la normalità dalla malattia. ....
Il rapporto con il padre è completamente cambiato ed io non faccio altro che difendere mio figlio inimicandomi sempre di più con mio marito che mi accusa di essere "stupidamente" protettiva. Ma non è lui, invece che se ne infischia?
Sono molto preoccupata perché vedo in mio figlio qualche cosa che non va, mentre mio marito finge di essere tranquillo .... Le chiedo scusa per il disturbo, ma mi dia un suggerimento. Grazie Marta
P.S. Mi dica quanto le debbo per la consulenza e mi faccia sapere come avviene il pagamento Grazie
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RISPOSTA -
Cara Marta,
Comprendo le sue preoccupazioni, ma io non drammatizzerei troppo perché i sintomi di suo figlio, che lei accusa con molta ansia, mi sembrano normali in un ragazzo (non è più un bambino) che si pone i primi problemi esistenziali: dalla crescita sessuale, all'impegno scolastico; dalla competizione con il padre all'esaltazione dei rapporti sociali.
Ritengo, quindi, che anche le riviste pornografiche facciano parte della sua crescita e che il suo silenzia sia giustificato da momenti di indecisione sulle scelte da fare.
Considerata, però, la sua ansia di mamma e il vago ricordo della sua tesi su di un problema molto importante come la schizofrenia, le darei il consiglio di consultare uno psicologo insieme a suo marito.
Molto spesso capita, infatti, che che il rapporto genitori e figli, soprattutto in questa fase di crescita, sia minato di piccoli conflitti relazionali che sfuggono all'osservazione dei genitori e quindi è bene chiedere un parere ad un esperto per pianificare un comportamento familiare più adeguato alle esigenze del ragazzo e più rilassante per voi genitori. Con i miei migliori auguri. Staffolani.
P.S. la consulenza è gratuita e lei non mi deve nulla.
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DOMANDA
7 dic 10 - Irene, 38 anni -
SOSPETTA IPERATTIVITA'.
Gent.mo dott. Staffolani,
girando in internet mi sono imbattuta sul suo sito che trovo veramente chiaro e lucido. Per questo mi complimento con lei. Mi sono soffermata a leggere l'articolo sull' ADHD in quanto ho una bambina di prima media, che a scuola combina molto poco, non per mancanza di intelligenza, come dicono i suoi professori, ma perché non ha voglia di fare nulla. Leggendo il suo scritto, però, mi è sembrato di riconoscere la mia bambina, allora l'ho stampato e l'ho fatto leggere al mio medico di famiglia che ....mi ha confermato la malattia di mia figlia e mi ha detto che ormai non c'è più nulla da fare per via dell'età. Pensavo che che non avesse voglia di studiare ora, invece, so che è malata. Non mi posso rassegnare.... Mi dica se è vero che non c'è più nulla da fare anche perché ora litigo con mio marito che non mi ha mai voluto dare ascolto quando dicevo di farla visitare da uno psicologo. Mi risponda subito, per favore. Grazie. Irene.
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RISPOSTA -
Gent, ma Irene,
Mi dispiace che il mio articolo le abbia causato questo dispiacere, ma deve esserne contante per diversi motivi:
1) Ha imparato che sua figlia ha un disturbo di iperattività e di scarsa concentrazione ed ha costatato che il disimpegno scolastico non dipende dall'intelligenza o dalla scarsa volontà, ma soprattutto, da un' iperattività mentale che va a disturbare la capacità di concentrazione.
2) Quelli che io ho descritto nel mio lavoro, non sono sintomi di una malattia, ma di un disturbo che va riconosciuto come tale e, nulla di più.
3) Non sono d'accordo con il suo medico che non ci sia più nulla da fare. Anzi, vorrei suggerirle di consultare, al più presto, un bravo psicologo esperto in tali problematiche e di affidarsi ai suoi consigli perché ancora si può fare molto del bene alla sua ragazza. Dovrà seguire i consigli dello specialista e applicare una guida psicoeducativa che sicuramente le consiglierà, perché molto dipende anche dal Vostro comportamento.
4) Non deve litigare con suo marito perché i vostri litigi aggraverebbero ancora di più il disagio scolastico e aumenterebbero la tensione in famiglia.
In questi casi bisogna avere, calma, serenità, fiducia e tempo per essere vicino alla ragazza, non per farle i compiti , ma per assicurarla circa le proprie capacità di recupero.
Un saluto e un augurio di Buon Natale. Staffolani
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DOMANDA
7 dic 10 - Livia, 40 anni -
COMPLIMENTI.
Gent.le dott. Staffolani,
ho letto il suo articolo GENITORIALITA' E GENERATIVITA' come madre e come figlia. L'ho trovato molto utile e interessante. Grazie. Livia
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RISPOSTA -
Cara Livia,
sono io che ti ringrazio per il tuo interessamento al mio sito e i per consigli che spesso mi invii. Staffolani
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