Panico
di Giuseppe Staffolani
Panico. I Greci lo chiamavano phobos: paura densa e, nello stesso tempo vaga, contro la quale nulla si può fare, mancando l'oggetto di cui si ha paura (Fobia). Oggi sappiamo che gli attacchi di panico generano sensazioni di ansia e di angoscia per un imminente pericolo che potrebbe capitare da un momento all’altro e che, forse, non sopraggiungerà mai, ma la paura persiste e rende instabile la persona. I sintomi più comuni sono: sensazioni di svenimento e soffocamento; tachicardia, ipersudorazione, pallore, tremore, palpitazioni, dolori in sede toracica.
Il panico si prova di tanto in tanto a seconda delle situazioni in cui l'interessato vive e, di solito, con esso instaura uno stato d'ansia anticipatoria pensando che l’attacco si potrebbe ripetere in seguito. In tal modo, il soggetto vive molto male le sue emozioni anche in mancanza dell’attacco vero e proprio, perché pensa che potrebbe verificarsi.Si trova in un circolo vizioso negativo che gli toglie ogni libertà di movimento.
Il disturbo è caratterizzato da un eccesso di ansia che interferisce con lo svolgimento della vita quotidiana. Interessa circa il 3% della popolazione e spesso viene associato ad altri disturbi come agorafobia (paura degli spazi aperti), fobia sociale (paura di essere giudicati dagli altri), fobia scolare dei bambini (paura di andare a scuola o ansia di separazione dai genitori).
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