Problematiche
di Giuseppe Staffolani
Sintesi di un dialogo con Giovanni, ingegnere edile
Bologna 10/05/2010
Durante vari colloqui sulle problematiche della vita, ho posto all’ingegner Giovanni, cinquantenne professionista affermato, la seguente domanda: secondo lei che cos’è la vita?
Un po’ disorientato, incredulo e dubbioso per l’inaspettata richiesta, brontolando afferma: “Ma che vuole che le dica, la vita è vita, sei nato devi vivere, cos’altro vuoi fare?" Potrebbe essere bella, ma c’è sempre qualcuno che te la rovina. "Ma perché me lo chiede?”
Replico di aver posto tale domanda, in riferimento ad alcune sue precedenti affermazioni quando riteneva che la vita fosse un castigo ed una sofferenza.
“ Infatti, è così- afferma l’ingegnere- “Io non ho scelto di vivere, ma vivo perché me lo hanno imposto i miei genitori per continuare la loro generazione. Se avessi potuto scegliere, forse non sarei nato. Durante la mia vita ho eretto e venduto colonne e muri. Non sono come certi pittori che si innamorano delle loro opere e le vendono con dolore. Io vendo e dimentico perché un palazzo è come la vita. Finché lo costruisco è tutto mio, una volta venduto non è più nulla. "Così è la vita, finché è tua, essa è tutto, quando ti vieni a mancare è nulla e, il tutto e il nulla, non possono essere definiti”.
Mi permetto di replicare che anche il Tutto e il Nulla, con la lettera maiuscola, hanno un valore e un significato perché sono prodotti dall’uomo, per un fine, dentro il quale entrano in gioco emozioni e sentimenti che ti fanno sentire in positivo la vita, o non te la fanno sentire per niente se prevale la forza distruttiva del Nulla.
“Io ho dato alla vita– risponde l’ingegnere – ricevendo solo benessere economico ma nulla di quelle cose cui lei accenna come sentimenti, amore, ed altro che secondo me sono soltanto finzioni umane che non ti dànno potere in quanto il potere lo ottieni con il lavoro, il successo e, a volte, anche con la presunzione e la sopraffazione”.
Gli faccio notare che il solo benessere non gli ha riempito la vita e che ora sta cercando qualche cosa di diverso che elimini quell’infelicità che gli fa sentire sempre presente il Nulla. Ricchezza e palazzi di cemento, non hanno colmato, quindi, il vuoto esistenziale e quella malinconia che lo fanno sentire un “uomo a metà”, con la sola rispettabilità professionale.
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