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Anortoressia

Ortoressia nervosa
di Giuseppe Staffolani

Nel 2005, l’European Food information council, organizzazione scientifica d’alto livello che si occupa anche dei problemi d’alimentazione, dà un allarme: ci sono troppe persone con l’ossessione di mangiare sano. In realtà nel 1994, lo scienziato americano Steven Bratman studia il fenomeno ossessivo della qualità del cibo e lo battezza con il termine di ortorexia, dal greco orthòs (giusto, corretto) e orexis (desiderio, appetito), poi italianizzato in “ortoressia”.

Secondo gli studi del prof. Bratman è una smodata ricerca cibi biologici assolutamente privi di grassi, senza alcuna contaminazione e modificazione genetica chiamati cibi puri. In altre parole è un disturbo ossessivo-compulsivo caratterizzato da eccessive preoccupazioni per la propria salute, da mantenere con un’alimentazione molto rigorosa che tenga conto della qualità del cibo.

Dato che mi occupo dei problemi di anoressia da molti anni, ho confrontato i protocolli dei miei clienti con lo studio dello scienziato e non ho trovato nessuna differenza sintomatica fra il comportamento dell’anoressico da quello dell’ortoressico, in quanto in ambedue i casi vige una irreprensibile condotta alimentare, biomaniaca e fanatica, entro la quale si nascondono altre fattori così sintetizzabili:

1) mancanza di desiderio sessuale e marcata forma astenica nei rapporti interindividuali; 
2) concezione del cibo come sostituzione di altri desideri irrealizzabili; 
3) cibo non per soddisfare un bisogno corporeo, ma per appagare un desiderio vago di ciò che non si è mai avuto, ma che si sempre desiderato; 
4) scelta del cibo per perdere tempo nella ricerca della qualità e nella misura delle quantità caloriche; 
5) qualità intesa come difesa della salute contro ogni forma di inquinamento da eccessive calorie; 
6) scarsa quantità di cibo per proteggere il corpo dall'accumulo dei grassi e mantenere il “corpo asciutto”; 
7) ricerca della qualità e della quantità per abboffarsi di cibo mentale, in altre parole mangiare con il pensiero. 
8) corpo e mente disgiunti, e la mente è intesa come unico e supremo giudice. 

 

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