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Rispetto

di Giuseppe Staffolani 

Il rispetto non è ossequio, deferenza, riverenza.  E' attenzione, considerazione e riguardo per le persone, le Istituzioni e le cose. E' la prima categoria di ogni forma educativa che non può essere insegnata, ma che si apprende per via naturale, con l'esempio, la prassi, l'imitazione e l'identificazione.

Personalmente ho introiettato questo sentimento dalle parole, dai gesti e dagli sguardi di mio padre che ha sempre giustificato i contegni offensivi altrui, affermando che non sempre ciò che si dice corrisponde a ciò che si pensa.

L'ho imparato anche il mio nonno paterno, alto due metri, cento chili di peso, lunghi baffi bianchi, busto eretto e simpatica pancetta ben camuffata dalla sua statura corpulenta. Mio padre ne aveva una grande venerazione ed un profondo rispetto. Io di mio nonno ricordo il sorriso, le carezze e le fette di cocomero che amabilmente mi preparava quando ero con lui. Mi prendeva in braccio e mi gettava in aria facendomi volare sotto lo sguardo preoccupato di mia madre ed il sorriso compiaciuto di mio padre.

Da queste semplici ricordanze, uso un termine poetico, mi permetto di dedurre che il rispetto dipende essenzialmente da ciò che ognuno di noi ha ricevuto. E se tu sei stato rispettato nella tua entità di persona, rispetterai anche le Istituzioni e le cose perché il rispetto è come l’amore: se lo hai ricevuto nelle forme giuste riesci a darlo correttamente. In caso contrario lo impari come una lezione scolastica, ma non è la stessa cosa: rimane un apprendimento razionale troppo lontano dal vissuto emotivo. Che fare, allora, in un’epoca in cui i figli uccidono i genitori e i genitori uccidono i figli?

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