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Bullimobbismo

di Giuseppe Staffolani

Il bullismo, il mobbismo e la sua variante bossismo, sono tre fenomeni negativi che, in maniera diversa, presentano gli stessi inconvenienti e producono analoghi turbamenti nei soggetti più fragili. Dall’analisi di ciascun termine si deduce che:

1) il bullismo, dal ted. “Buhle” “Bullo”, giovane sfrontato, nel suo significato d’arroganza, si attribuisce a chi usa spacconeria e boriosità; è un attributo di alcuni ragazzi, cosiddetti più furbi, che si divertono spavaldamente con i più fragili;
2) il mobbismo, da “(to) mob”, “affollare, assalire, è un connotato di alcuni adulti che, con comportamenti aggressivi, perseguono ed emarginano individui che non sanno difendersi adeguatamente;
3) il bossismo, dall’ingl. amer. “Boss”, capo, padrone, capoccia, è un attributo che si addice a chi ama procurare effetti sfavorevoli padroneggiando sentimenti ed emozioni altrui.

Sono tre aspetti di una personalità contorta per la quale si può coniare un comune neologismo: bullimobbismo. Non esiste, infatti, differenza fra il divertimento istrionico-aggressivo del bullo, l’aggressione ironico-beffarda del mobber e l’atteggiamento imperioso-prepotente del boss: sono comportamenti destinati a danneggiare l’immagine altrui, creando un clima di vita insostenibile.  Queste tendenze, diffuse nelle scuole e nei posti di lavoro, hanno un'origine animalesca, ma mentre gli animali lo fanno per bisogno di autodifesa, gli uomini lo fanno per offesa. Il cervello umano, si sa, quando non è usato con assennatezza, produce sempre effetti negativi.

Dalla mia esperienza professionale riscontro che il fenomeno del bullimobbismo ( uso questo termine per i tre aspetti summenzionati) si manifesta apertamente, dalla preadolescenza alla giovinezza fino alla cosiddetta maturità e penso che il comportamento superbo, altezzoso e spregiudicato del bullo, del mobber o del boss, abbiano origine dalla timidezza e dalla propria incapacità di apparire ciò che si é. Per superare la timidezza, a volte, si diventa aggressivi.

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